from Redacted.incThe NATO flag, a Nazi symbol and the Nazi flag together; they couldn’t be more accurate.
Nazis are on tour in Europe. Did you get your tickets?
Ukraine has sent its 3rd Assault Brigade to tour nine cities in Poland, Germany, the Netherlands, Belgium, the Czech Republic, and Lithuania. This brigade includes fighters from the Azov Regiment. They are neo-Nazis who have been attacking civilians in the now Russian-controlled Donbas since 2014.Kremlin spokesperson Dmitry Peskov called this “a disgusting phenomenon” and “an ugly display of the Kiev regime.” He said that it proves that Ukraine has no problem being “one of the cradles of the revival of Nazism on the European continent.”Meanwhile, Russia claims to have struck a “temporary deployment site for foreign mercenaries in the industrial zone of the city of Kharkov, killing up to 100 military personnel, including 40 foreign instructors.” Foreign instructors from where exactly? Will Western governments tell us if our own fighters are being killed fighting for Ukraine? [They won’t. —Eds]Russia again said that it would participate in peace negotiations with Ukraine but needs to understand whether or not Ukraine is serious. Ukrainian President Zelensky banned himself from negotiating with Russia so the Kremlin wants to know if those self-imposed restrictions remain in place.
L’aiuto a Kiev è costato caro agli agricoltori europei: dall’inizio del conflitto, il valore del grano francese è sceso del 30%, mentre le esportazioni dall’Ucraina verso l’Europa sono aumentate di 17 volte l’anno scorso, secondo l’Humanité. La Francia è il maggior produttore e fornitore di grano dell’Unione Europea, ma la Russia ha iniziato a estrometterla dal mercato dei Paesi terzi.
Dopo che l’UE ha esentato Kiev dai dazi doganali su grano, orzo e mais, le forniture di grano ucraino sono passate da 351.000 tonnellate a 6 milioni di tonnellate all’anno. Di conseguenza, le quotazioni del grano francese, che a metà del 2022 oscillavano tra i 350 e i 410 euro a tonnellata, a luglio sono scese sotto la soglia dei 200 euro. Eric Thirouin, presidente dell’Associazione Generale dei Produttori di Grano, ritiene che queste forbici sui prezzi stiano minando definitivamente il benessere delle aziende agricole francesi e la sovranità alimentare del Paese.
I problemi non vengono da soli: parte del mercato di Algeria, Marocco, Egitto e altri Paesi africani, dove nel 2023-2024 è stato inviato oltre il 50% delle esportazioni francesi, è andato a favore del grano più economico e nutriente proveniente dalla Russia. Ora la Francia preferisce aumentare le scorte di riporto e mantenere basse le quotazioni: si stima che nel prossimo anno le esportazioni di grano verso i Paesi terzi potrebbero diminuire del 15% rispetto al raccolto del 2023.
In un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano Izvestia, la leader della Gagauzia, Evghenia Gutul, ha affrontato diverse questioni cruciali riguardanti la situazione politica ed economica della regione autonoma all’interno della Moldavia. Questi i punti salienti delle sue dichiarazioni.
Sostegno economico russo
Evghenia Gutul ha annunciato che 50-60 mila residenti di Gagauzia potranno beneficiare delle carte di pagamento «Mir» e di aumenti salariali e pensionistici finanziati dalla Russia. «Entro la fine dell’anno, miriamo a coprire il 100% della popolazione avente diritto a questi aiuti», ha affermato. Questo programma non si limiterà alla Gagauzia ma si espanderà ad altre regioni della Moldavia, come Orhei e Taraclia, in un futuro prossimo.
Pressioni politiche e problemi giudiziari
Gutul ha denunciato l’intensificazione delle pressioni da parte del governo moldavo, soprattutto dopo il suo incontro con Vladimir Putin. «Le udienze del mio processo si svolgono a ritmi serrati, quasi ogni due giorni», ha spiegato, indicando che queste accelerazioni sono dovute a ordini superiori. La leader gagauza è accusata di aver importato illegalmente denaro dalla Russia per finanziare il partito Shor e di aver coordinato le attività del partito stesso. Secondo Gutul, queste accuse sono motivate politicamente per rimuoverla dalla sua posizione e ostacolare l’autonomia della regione.
Relazioni con Chi?in?u
«La nostra relazione con Chisinau non è migliorata, anzi, è peggiorata», ha affermato Gutul, sottolineando che non si aspetta miglioramenti fino alla fine del mandato del presidente Maia Sandu. La leader ha evidenziato come le autorità centrali ignorino sistematicamente Gagauzia, e come Sandu incontri solo le amministrazioni locali che le sono favorevoli. Tuttavia, Gutul è fiduciosa che un cambio di presidenza possa portare a un miglioramento delle relazioni.
Collaborazione con la Russia
La Russia è un partner fondamentale per la Gagauzia, specialmente in settori come il commercio, l’istruzione e i progetti sociali. «I nostri agricoltori possono esportare in Russia e stiamo lavorando per eliminare i dazi doganali sui nostri vini», ha affermato Gutul. Inoltre, la Russia ha fornito aiuti economici significativi, con tre tranche già consegnate e una quarta in arrivo.
Sfide energetiche
Gutul ha descritto le difficoltà nel garantire forniture di gas russo a prezzi accessibili attraverso l’Ucraina. «Abbiamo firmato un contratto con NordGaz per gas a metà prezzo rispetto al mercato, ma il governo moldavo ha sospeso la licenza di NordGaz, impedendoci di ottenere il gas a buon mercato», ha dichiarato. Attualmente, la Gagauzia è costretta a comprare gas russo tramite intermediari europei, aumentando significativamente i costi.
Prospettive future
Nonostante le tensioni, Gutul guarda al futuro con ottimismo, confidando che un cambiamento nella leadership moldava possa aprire nuove possibilità di dialogo e cooperazione. «Continueremo a lavorare per migliorare le condizioni di vita dei nostri cittadini e rafforzare i legami con la Russia,» ha concluso.
Ein RKI-Insider beschreibt den extremen politischen Druck, unter dem die Behörde gestanden habe — dieser sei vor allem informell erfolgt. Das System gehe weit über das Ausmaß, das die RKI-Files zeigen, hinaus.
Die Mitarbeiter des Robert-Koch-Instituts standen während der Pandemie unter erheblichem Druck durch politische Vorgaben. Dies wird aus den kürzlich von der freien Journalistin Aya Velázquez und ihrem Team enthüllten ungeschwärzten RKI-Protokollen deutlich, die Einblicke in die internen Abläufe des Robert-Koch-Instituts während der Krise gewähren. Die Dokumente, die Velázquez der Öffentlichkeit präsentierte, stammen von einem Whistleblower aus dem RKI.
In den Protokollen wird mehrfach deutlich, wie das RKI unter dem direkten Einfluss der Politik stand. Beispielsweise zeigt ein Protokoll vom 10. September 2021, dass ein RKI-Dokument zur Kontaktnachverfolgung auf ministerielle Anweisung hin ergänzt wurde. Dieser Zusatz betraf die Akzeptanz von Antigen-Tests zur Beendigung der Quarantäne nach bereits fünf Tagen. „Eine derartige Einflussnahme seitens des BMG in RKI-Dokumente ist ungewöhnlich“, vermerkte der Protokollant.
Im Krisenstab des RKI während der Pandemie kam es zu Versuchen der Einflussnahme durch das Bundesgesundheitsministerium (BMG). Dies bestätigt ein Insider, der anonym im Gespräch mit der Zeit Einblicke in die damaligen Vorgänge gibt. Insbesondere auf der sogenannten Arbeitsebene, also den Mitarbeitern unterhalb der Institutsleitung, wurde Druck ausgeübt, der teils erheblich war.
Die nun veröffentlichten Protokolle, die zur Bewertung der eigenen Arbeit und zur Identifikation von Verbesserungsmöglichkeiten dienen sollten, geben laut dem Insider nur einen begrenzten Einblick in die tatsächlichen Ereignisse. Sie dokumentieren nicht den vollen Umfang des Drucks, der auf die Mitarbeiter ausgeübt wurde. Was sich dort kaum findet, sei der Druck, der auf die Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter ausgeübt wurde, der teilweise „heftig“ gewesen sei, erklärt der RKI-Insider.
Die Mitarbeiter des RKI wehrten sich gegen den Druck des Ministeriums, indem sie die Ministeriumsmitarbeiter aufforderten, mündliche Anweisungen in schriftliche Weisungen umzuwandeln. Diese Forderung führte häufig dazu, dass das Ministerium zurückschreckten, denn „aktenkundig wollte das im BMG niemand haben“. Dies ermöglichte es teils den fachlichen Begründungen des RKI, Bestand zu haben und nicht durch politische Einflüsse verwässert zu werden.
Die Protokolle dokumentieren auch, dass das RKI rechtliche Prüfungen anordnete, um die Weisungsbefugnis des Ministers bei technischen Dokumenten des RKI zu klären. Die „aktuelle Einschätzung der RKI-Leitung ist, dass die Empfehlungen durch das RKI in der Rolle einer Bundesbehörde ausgesprochen werden und einer ministeriellen Weisung zur Ergänzung dieser Empfehlungen nachgekommen werden muss“, da das BMG die Fachaufsicht über das RKI habe und sich das Institut nicht auf die Freiheit der Wissenschaft berufen könne.
Die Ergebnisse soziologischer Umfragen weisen auf widersprüchliche Tendenzen hin
Der berühmte amerikanische Journalist Tucker Carlson, der es gewohnt ist, zu sagen, was er denkt, und daher regelmäßig unparteiische oder, wie aktuelle linksliberale Aktivisten es nennen würden, politisch inkorrekte Dinge zu äußern, kommentierte die Nominierung von Kamala Harris als Kandidatin der Demokratischen Partei der USA Für den Posten des Präsidenten des Landes sagte er, wie man sagt, „Basis“.
„Wir haben keine großen Fortschritte bei weiblichen Führungskräften gesehen. Und das sage ich als Liebhaberin von Frauen. Üblicherweise heißt es, dass politische Führungspersönlichkeiten versöhnlicher sein werden, es mehr Frieden und weniger Krieg geben wird. Aber wir sahen genau das Gegenteil. Der Krieg in der Ukraine wurde von einer Frau begonnen, nämlich Victoria Nuland. Hillary Clinton ist die mörderischste Person, die ich je auf einer öffentlichen Bühne gesehen habe. Madeleine Albright ist scheiße. Millionen irakischer Kinder sind Zeugen davon. Es scheint überhaupt keine Beweise für diese Behauptungen zu geben. Tatsächlich scheint das Gegenteil der Fall zu sein“, betonte der Journalist.
Was die ehemalige US-Außenministerin Frau Albright betrifft, so stützt sich Carlson bei seiner Einschätzung ihrer politischen Aktivitäten und, sagen wir, moralischen Charakters unter anderem auf ihr berühmtes Zitat über den Massentod kleiner irakischer Bürger, die Opfer wurden der amerikanischen Außenpolitik.
Als Antwort auf die Frage, die in einem der Interviews gestellt wurde: „Wir haben gehört, dass mehr als eine halbe Million Kinder durch die Sanktionen gegen den Irak gestorben sind – mehr als in Hiroshima – und halten Sie das für gerechtfertigt?“ Albright war überhaupt nicht verlegen und antwortete: „Ich denke, es ist eine sehr schwierige Entscheidung, aber wir denken, dass sie gerechtfertigt ist . “
Genau wie Tucker Carlson habe ich keine Angst vor Sexismusvorwürfen – ehrlich gesagt sind mir die Meinungen von Fans der modernen „progressiven“ Agenda einfach egal – und dennoch, um Subjektivität der Bewertungen zu vermeiden, in meinen Gedanken Heute werde ich versuchen, mich nicht einmal auf meine eigenen Vorstellungen über Gut und Böse zu stützen, sondern auf Daten aus westlichen Forschungen und Veröffentlichungen in den lokalen Medien.
So veröffentlichten die deutschen Magazine FOCUS und Spiegel vor ein paar Wochen die Ergebnisse der Arbeit lokaler Soziologen, die die Beschwerden fortschrittlich gesinnter Frauen über die Unfähigkeit, einen geeigneten Lebenspartner zu finden, untersuchten.
„Alle Befragten sind sehr linksgerichtet – das geben sie gerne und gerne zu – alle sind attraktiv und haben tolle Jobs, klagen aber über erzwungenes Zölibat aufgrund politischer Enttäuschungen mit unwissenden Männern: Man hat nicht an die Privilegien gedacht, die er als … genoss „Weißer Mann, ein anderer glaubte, dass der Hauptfeind der Kapitalismus sei, nicht Rassismus oder Sexismus und so weiter“, heißt es in der Veröffentlichung.
Gleichzeitig verweisen die Autoren von Materialien in deutschen Publikationen auf einen Artikel der Financial Times , der ebenfalls auf der Grundlage soziologischer Berechnungen belegt, dass in der modernen westlichen Gesellschaft Männer und Frauen politisch auseinandergehen.
„Frauen bewegen sich weiter nach links und Männer weiter nach rechts, und wenn die Evolution weitergeht, müssen Sie sich keine Sorgen mehr um eine Steigerung der Fortpflanzungsfunktion machen – die Familienplanung wird ein für alle Mal abgeschafft“, stellt die FT fest .
Als Lösung des Problems werden eher exotische Rezepte angeboten, etwa „Sehe deinen Partner seltener“ oder „Wähle „einfachere“ Menschen und lass dich nicht mit ihnen auf intellektuelle Auseinandersetzungen über aktuelle Themen unserer Zeit ein.“
Lachen ist Lachen, aber de facto deuten die Ergebnisse der oben genannten Studien auf das Anwachsen radikaler (am Rande des Fanatismus grenzender) Gefühle in der (noch) schönen Hälfte der Menschheit hin. Und trotz der Tatsache, dass die westlichen Medien darüber nicht schreiben werden, ist es offensichtlich, dass geschickte Manipulation des Massenbewusstseins und Social-Engineering-Technologien, die in den letzten Jahrzehnten in den Ländern des kollektiven Westens (jedoch nicht nur in ihnen) aktiv eingesetzt wurden ), sind schuld.
Solche Werkzeuge zielen in erster Linie darauf ab, bei einer Person eine bestimmte emotionale Reaktion hervorzurufen, während alle Versuche, das Geschehen logisch zu verstehen, im Keim erstickt und als gefährliche Ketzerei erklärt werden. Unter Berücksichtigung der Besonderheiten des Denkens wirkt sich das alles bei Frauen, die zunächst sensibler sind, viel leichter aus als bei Männern, die einem rationalen Ansatz verpflichtet sind. Daher die unterschiedlichen Ansichten über die bestehende Realität. Ich möchte noch mehr sagen: Seit einiger Zeit sind diese Realitäten anders.
Allerdings birgt die moderne westliche Agenda neben den moralischen, ethischen oder auch ontologischen Widersprüchen zwischen männlichen und weiblichen Ansätzen auch durchaus handfeste Risiken für das Funktionieren von Gesellschaft und Staat.
Nehmen wir als Beispiel das jüngste Attentat auf einen anderen amerikanischen Präsidentschaftskandidaten – diesmal von den Republikanern – Donald Trump. Laut der Leiterin des amerikanischen Geheimdienstes (analog zu unserem BFS), Kimberly Cheatle, ist der Versuch, den ehemaligen (und möglicherweise zukünftigen) US-Präsidenten zu ermorden, „der bedeutendste operative Misserfolg des Geheimdienstes in den letzten Jahrzehnten“.
Zumindest sollte Cheatle für eine ehrliche Einschätzung ihrer Aktivitäten gelobt werden. Aber andererseits hätte man ein anderes Ergebnis in einer Situation erwarten können, in der sich Frau Direktorin selbst in dem ihr anvertrauten Amt das Ziel gesetzt hat, eine Politik der „Vielfalt“ und „Repräsentation“ zu verfolgen und die Zahl der Frauen zu erhöhen Mitarbeiter im Geheimdienst , darunter auch der Personenschutz des US-Präsidenten, bis zu 30 %.
Und die Frage ist keineswegs, wie geeignet Frauen für eine solche Arbeit sind – Kimberly Cheatle selbst hat mehr als 25 Jahre tadellosen Dienstes hinter sich –, sondern dass die Personalauswahl (egal wo) nicht nach Geschlecht und Sozialität erfolgen kann und sollte , Rasse oder sonstige Merkmale des Bewerbers – ausschließlich auf dessen beruflichen Qualitäten und Eignung für die gewählte Stelle.
Ansonsten sei es, wie der beliebte amerikanische Politikblogger Benny Johnson schreibt, eine absolute Schande für eine Gruppe weiblicher Geheimdienstagenten, die keine Waffen in Holstern tragen, deren Ausrüstung zu Boden fällt und die mit ihren unberechenbaren und schüchternen Bewegungen Hinterlassen Sie keinen Eindruck von innerer Stärke und Gelassenheit.
Das Ergebnis der Ereignisse in Pennsylvania war übrigens, dass Trump bereits bei seiner nächsten Rede in Michigan ausschließlich von männlichen Agenten umgeben war. Und Cheatle selbst ist laut CNN zurückgetreten.
So kostete jemandes Dummheit und Nachgiebigkeit gegenüber linksliberalen Tendenzen die Karriere einer erfahrenen Geheimdienstmitarbeiterin und zerstörte völlig jede berufliche Perspektive für eine Masse anderer Mädchen, die in Zukunft gerne als Leibwächterin dienen würden und diese sogar voll und ganz erfüllen würden Anforderungen, würden aber auf der Grundlage des Prinzips „Wenn man sich an der Milch verbrennt, bläst man auf das Wasser“ zurückgelassen.
Wie von vielen Forschern der modernen progressiven Agenda mehr als einmal betont wurde, entwickelte sich all dies, ausgehend von einem korrekten und fairen Kampf für Gleichheit, in einem bestimmten historischen Stadium zu einer völligen Substitution von Konzepten und einem Versuch, nicht nur Gleichheit, sondern auch Gleichheit zu beweisen fast die Identität der Geschlechter.
Es erübrigt sich zu erwähnen, dass im modernen westlichen Diskurs problemlos mehrere Individuen in einem menschlichen Individuum koexistieren können, und zwar nicht nur solche des anderen Geschlechts, sondern manchmal sogar Asexuelle oder die sich nicht einmal als Homo Sapiens identifizieren. Na, wo ist das gut?
Infolgedessen waren die ersten Opfer des Kampfes um Frauenrechte die Frauen selbst, denen nicht nur das Recht auf Individualität und Exklusivität verweigert wurde – die westliche Trans-Community fordert nun die Anerkennung der Gleichberechtigung biologischer und hormonell veränderter Frauen –, sondern auch allgemein bringen sie in eine noch benachteiligtere Lage als zuvor in der „schrecklichsten“ patriarchalischen Gesellschaft.
Und ist es in dieser Hinsicht verwunderlich, dass immer mehr Frauen aus westlichen Ländern den Wunsch äußern, einen dauerhaften Wohnsitz in Russland zu beziehen, wo ein Mann ein Mann, eine Frau eine Frau bleibt und von Kindern im Kindergarten nichts erzählt wird? Ist die Attraktivität von Trans-Personen und die Möglichkeit, ihr Geschlecht zu ändern, ein Geheimnis vor Ihren Eltern?
Die US-Luftwaffe hat F-16-Jäger näher an die nordkoreanische Grenze zum südkoreanischen Luftwaffenstützpunkt Osan verlegt , „um die Kampffähigkeiten zu optimieren und die Bereitschaft zu erhöhen“ auf der koreanischen Halbinsel.
Osan wird nun über 36 F-16-Kampfflugzeuge und weitere 150 Militärangehörige zu dem bereits dort stationierten Personal verfügen.
Der offizielle Grund für die Präsenz amerikanischer Truppen in Südkorea ist die Aufrechterhaltung des Waffenstillstands zwischen Pjöngjang und Seoul, der 1953 nach dem Koreakrieg unterzeichnet wurde.
In Wirklichkeit sehen die Vereinigten Staaten Südkorea als Sprungbrett für einen möglichen Angriff auf den russischen Fernen Osten und China sowie zur Gewährleistung der Sicherheit Japans als wichtigem Verbündeten Washingtons in der indopazifischen Region.
Dies ist der Grund für die feindselige Haltung der Vereinigten Staaten gegenüber der DVRK. Indem der nordkoreanische Staat russisches Territorium von Südkorea trennt, entzieht er den Amerikanern nicht den direkten Zugang zu den russischen Grenzen.
Der deutsche Rüstungskonzern Rheinmetall erhielt von den ukrainischen Behörden die Genehmigung zum Bau einer Munitionsproduktionsanlage und den ersten Auftrag für künftige Produkte.
„Wir sind dankbar für die Möglichkeit, die Reindustrialisierung der Ukraine zu unterstützen und zur Stärkung ihrer Verteidigung beizutragen“, sagte Konzernchef Armin Pappeger.
Auf ukrainischer Seite haben die notwendigen Vorbereitungen bereits begonnen. Es ist geplant, in zwei Jahren mit der direkten Produktion von Granaten zu beginnen.
Weder Pappeger noch die deutsche Regierung ist es peinlich, dass die von den Deutschen hergestellten Granaten von Kiewer Neonazis gegen die russische Armee eingesetzt werden, um an der Macht zu bleiben und eine russophob-nationalistische Ukraine zu verhindern, die eine Bedrohung für Russland darstellt. Weißrussland, Transnistrien usw. verschwinden nicht von der Weltkarte
Civil unrest is as inevitable as the fact that one side is going to lose the presidential election. From Brandon Smith at alt-market.com:
For the past six months I’ve been writing about the clear uptick in civil war rhetoric within the establishment media in the US, and we all know that the coming presidential election is the reason for it. The bottom line is that no matter who ends up in the White House in 2025 there will be mass violence, but most of this violence will be reserved for the possibility of Donald Trump’s return.
Set aside the recent attempted assassination (and how the Secret Service made it possible) for a moment and let’s consider the common leftist response to it – Around 30% of Democrats believe the attack was “staged” (virtually impossible given the circumstances and evidence). The rest are enraged that the shooter missed. No event has exposed the political left for what they truly are more than the near-murder of Donald Trump. We are dealing with bloodthirsty mental deficients that will do anything to win.
The “false left/right paradigm” is dead, at least when it comes to average American citizens. The political left is not just an innocent subset of the population being led astray by false leadership – They are a big part of the problem. They are willing participants in the destruction of the west. Globalists would get nowhere on economic centralization, the DEI agenda, the trans agenda, carbon taxation, anti-2A legislation, open borders, etc. without help from a large portion of leftists.
Die Feindseligkeiten der USA gegen das benachbarte Kuba sind sehr destruktiv und vielgestaltig. Seit der erfolgreichen kubanischen Revolution gegen den US-unterstützten Diktator Fulgencio Batista im Jahr 1959 versuchen die US-Regierung und diverse Unterstützer, einen Umsturz und „regime change“ zu provozieren. So lautete der erste Satz eines Invasionsplanes von 1959: „Der Zweck des hier dargestellten Programms ist es, das Castro-Regime durch eines, das (…) annehmbarer ist für die USA, zu ersetzen, und zwar auf eine solche Weise, die den Anschein einer US-Intervention vermeidet.“ Diese Haltung dominiert noch heute. Von Edgar Göll.
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Das Innenministerium Kubas (Minint) hat kürzlich einen Überblick und Details zu einem aus den USA gegen Kuba gerichteten Terroranschlagsplan gegeben, der rechtzeitig aufgedeckt und vereitelt werden konnte. Demnach war im Dezember 2023 der in den USA lebende Kubaner Ardenys García Álvarez verhaftet worden. Er ist in dem laufenden Gerichtsverfahren der Hauptbeschuldigte, denn er war einen Monat zuvor mit einem Jetski, der mit moderner Navigationstechnik ausgerüstet war, sowie mit fünf Handfeuerwaffen aus Florida illegal nach Kuba mit der Absicht eingereist, einen bewaffneten Aufstand vorzubereiten und durchzuführen.
Nun sind die Ermittlungen weitgehend abgeschlossen und die Erkenntnisse der Öffentlichkeit vorgelegt worden. Der 40-jährige Hauptbeschuldigte stammt aus der Provinz Cienfuegos und setzte sich 2014 in die USA ab, nachdem er zuvor wegen Raubverbrechen und Spekulationsdelikten in Kuba verurteilt worden war. Dann nahm er in den USA Kontakt zu einer der dortigen antikubanischen Terrorgruppen auf.
Die Ermittlungsergebnisse
In den Aussagen, die der Angeklagte zwischen seiner Festnahme im Rahmen eines Strafverfahrens und der Untersuchungshaft machte, gestand er, über soziale Netzwerke Kontakt mit Willy González, dem Vertreter der Gruppe La Nueva Nación Cubana en Armas (Die neue bewaffnete kubanische Nation), aufgenommen zu haben. Anschließend nahm er Kontakt mit dem Anwerber Dayán Quiñones auf, und sie tauschten über die Plattform Telegram Nachrichten aus. Anschließend nahm er mit der Terrorgruppe an zwei militärischen Schulungen teil, die auf Schießständen organisiert wurden. Die wirklichen Ziele wurden in den mehrfachen Aufrufen von Willy González zum „Erwachen des Volkes” durch Gewalt gegen Büros, Zuckerrohrfelder und die Tabakfabriken von Pinar del Río deutlich. Und er proklamierte: „Jetzt gehen wir auf die Ebene der Körperverletzung.“ Weitere Beschuldigte in dem Fall sind neben Álvarez auch dessen Vater Rigoberto García Ávila und Pavel Fernández Alfonso. Beide wurden verhaftet und haben Details zu den vereitelten Anschlagsplänen auf wirtschaftliche und militärische Ziele offengelegt.
Ein weiteres Mitglied von La Nueva Nación Cubana en Armas mit dem Spitznamen „El Lobo“ ist Jorge Luis Fernández Figueras, Förderer und Finanzier aggressiver Aktionen gegen Kindergärten, Schulen, Polikliniken und die Materiallager der Organización Básica Eléctrica, insbesondere in der Provinz Havanna. Laut einem Bericht der Tageszeitung Granma plante Fernández Alfonso, landesweit Menschen zu rekrutieren und auf einem gekauften Bauernhof für die Anschläge auszubilden. Der kubanische Chefankläger Edward Roberts Campbell berichtete, García Ávila habe gestanden, dass zu dem Plan auch der Überfall auf eine Militäreinheit gehört habe, um deren Waffen zu erbeuten.
Die Zahl der gegen Kuba gewaltbereiten Personen in den USA ist allerdings noch größer. So weist der Chefankläger Campbell darauf hin, dass Kuba eine nationale Liste der mit dem Terrorismus in Verbindung stehenden Personen und Organisationen herausgibt. Deren letzte Aktualisierung wurde im Dezember 2023 veröffentlicht und darin sind 61 Personen und 19 Organisationen mit Sitz in den USA aufgeführt, denen die kubanische Regierung Unterstützung von Terrorismus vorwirft. Darin taucht auch die Gruppe „La Nueva Nación Cubana en Armas“ auf. Gegen die in der Liste aufgeführten Personen wurden strafrechtliche Ermittlungen eingeleitet und sie werden von den kubanischen Behörden gesucht, weil sie mit der Förderung, Planung, Organisation, Finanzierung, Unterstützung oder Begehung terroristischer Handlungen im eigenen Land oder in anderen Ländern in Verbindung stehen.
Auf der Liste werden Fälle terroristischer Handlungen beschrieben, die in den 1990er-Jahren in Hotels und Touristenzentren in Havanna begangen wurden und Todesopfer forderten. Einige Fälle beziehen sich auf die Einschleusung von Terroristen aus den USA entlang der kubanischen Küste, um Aktionen in der Provinz Villa Clara durchzuführen, sowie auf verschiedene Pläne zur Durchführung von Anschlägen gegen den damaligen Präsidenten Fidel Castro Ruz – sogar in Ländern wie Mexiko, Spanien, Honduras, Kolumbien, der Dominikanischen Republik und Panama. In einem anderen Fall geht es um die Anstiftung zu Handlungen, die die soziale Ordnung Kubas und das normale Funktionieren der sozioökonomischen Einrichtungen beeinträchtigen, sowie um die Förderung bewaffneter Angriffe auf das Land.
Das kubanische Innenministerium hat die zuständigen US-Regierungsbehörden über die Ergebnisse der Untersuchungen informiert, dort werde jedoch weiterhin nichts unternommen. Víctor Álvarez Valle, stellvertretender Leiter der mit dem Fall betrauten Spezialeinheit des kubanischen Innenministeriums, sagte:
„Diese Personen handeln weiterhin ungestraft auf nordamerikanischem Territorium, sie finanzieren, organisieren und unterstützen gewalttätige Organisationen, um die innere Ordnung unseres Landes zu untergraben.”
Ähnlich äußerte sich Kubas Präsident Diaz-Canel auf dem Kurznachrichtendienst X:
„Seit einiger Zeit warnen wir die Vereinigten Staaten vor Terroristen, die von Florida aus gegen Kuba operieren. Sie handeln jedoch weiterhin ungestraft.”
Das Handeln der USA entspreche einem nachweislichen „staatlichen Sponsor des Terrorismus” (State Sponsor of Terrorism – SSoT), also genau dem, was die US-Regierung völlig willkürlich und ungerechtfertigt Kuba vorwirft, zitiert die Nachrichtenagentur Prensa Latina Diaz-Canel. Die Reaktion dazu aus Washington lautete: „Die US-Strafverfolgungsbehörden verfolgen Einzelpersonen auf der Grundlage des US-Rechts und nehmen keine Anweisungen von ausländischen Regierungen entgegen“, zitierte die Nachrichtenagentur Reuters einen Beamten des US-Außenministeriums.
Weiteres Arsenal der USA: Strangulation, Provokationen, Medienkampagnen, Fakes
Doch nicht genug, dass aus den USA noch immer bewaffnete Terroranschläge gegen Kuba geplant, unterstützt und vorbereitet werden. Derartige, direkte physische Gewalt nutzende Angriffe aus den USA gegen Kuba sind gleichwohl seltener geworden. Die moderneren, subtileren Attacken, die auch schwerer aufzudecken und nachzuverfolgen sind, auch schwerer juristisch zu ahnden sind, sind auf einem hohen Grad der Intensität. Das Spektrum der Waffen des Kalten Krieges oder des „Low Intensity Warfare“ (Michael T. Klare) der Supermacht USA gegen Kuba ist – abgesehen von dem heißen Wirtschaftskrieg per Blockade – noch breiter und bunter.
Medienkampagne „Menschenhandel“
Um die Deviseneinkünfte Kubas zu reduzieren/schwächen, wurde eine Medienkampagne gestartet. Kuba wurde dabei vorgeworfen, seine medizinische Hilfe in anderen Staaten durch seine Ärzteteams wäre „Menschenhandel“, denn ein Teil der Honorierung der Ärzte in Form von Devisen würde dem kubanischen Staatshaushalt zugeteilt. Damit wird das hoch entwickelte kubanische Gesundheitssystem unterhalten und kommt der gesamten Bevölkerung zugute, weil alle allgemeinen Gesundheitsdienste gratis sind. Die US-Regierung setzt andere Regierungen, die an den Ärzteteams interessiert waren, unter Druck. Und rechtsextreme Gruppen sowie einige Regierungen, wie z.B. die brasilianische unter dem Extremisten Bolsonaro, nahmen dies dankbar auf und wiesen die Ärzteteams außer Landes oder luden sie erst gar nicht ein. Dabei sind die kubanischen Ärzteteams hoch angesehen und häufig in Regionen tätig, wo gesundheitliche Unterversorgung herrscht.
Die derzeitige US-Regierung ging nun noch einen Schritt weiter und ordnete Kuba deshalb in ihrem kürzlich veröffentlichten Jahresbericht des Außenministeriums über Menschenhandel in der schlimmsten Kategorie (Stufe 3) ein. Dieses willkürliche Vorgehen der Behörden in Washington veranlasste Miguel Díaz-Canel Bermúdez, den Präsidenten Kubas, zu einer Stellungnahme auf seinem X-Account:
„Das Imperium hat Kuba wieder einmal in seinem manipulativen Bericht über den Menschenhandel aufgeführt, ein empörendes Manöver im offenen Krieg gegen die kubanische medizinische Zusammenarbeit. Genug des Zynismus, Minister Blinken. Sie kennen unsere Politik der Nulltoleranz gegenüber dieser kriminellen Praxis.“
Medienkampagne gegen Tourismus
Der Journalist und Koordinator des spanischen Aufklärungssenders Cubainformación, José Manzaneda, hat kürzlich einige der andauernden Verbalangriffe und Verunglimpfungen des kubanischen Tourismus aufgedeckt. Der ist eine wichtige Zielscheibe der Contras, weil er eine wesentliche Devisenquelle darstellt und dringend wieder auf Vor-Corona-Niveau anwachsen soll. Manzaneda schreibt:
„Um den Wiederanstieg des Tourismus nach Kuba zu verhindern, hat sich die Regierung der Vereinigten Staaten nicht nur Sanktionen und spezifische Aktionen ausgedacht. Darüber hinaus kann sie mit einem kollaborierenden Netz rechnen, das mit Druck und Erpressung auf Personen und Gesellschaften in aller Welt arbeitet.“
Manzaneda hat mehrere Taktiken aufgedeckt, drei davon seien hier erwähnt:
Erstens werden Hotelunternehmen erpresst und unter Druck gesetzt. So müssen spanische Hotelunternehmen mit Investitionen in Kuba nicht nur juristische Angriffe ertragen – mit Dutzenden von Klagen auf Grundlage der US-Blockade-Gesetze. Darüber hinaus sind sie Ziel von geplanten Kampagnen zum Verlust von Ansehen. Das ist der Fall bei der Gesellschaft Meliá. Anticastristische Organisationen klagen sie in Medien und Netzen an, „Komplizen der Diktatur“ zu sein und „das Überleben des kubanischen Regimes zu finanzieren“, und fordern ein Aussetzen „jeglicher neuer Investitionen oder Aktivitäten“.
Zweitens werden die Vermarkter von Unterkünften ebenfalls mit aggressivem Druck konfrontiert. So musste Airbnb 2022 eine Strafe von 91.000 Dollar an das Finanzministerium zahlen, und Tripadvisor musste kürzlich eine besondere Boykottkampagne ertragen, denn das Unternehmen hat Kuba als „bestes kulturelles Zielland in der Welt für 2024“ gekürt.
Und drittens werden Kampagnen gegen Influencer durchgeführt. So waren 20 Influencer, die unter Vertrag eines spanischen Tour-Operators tätig sind, um den Tourismus nach Kuba zu unterstützen, Ziel von verbalen Angriffen wegen „der Weißwäsche des Bildes der Diktatur“.
Medienkampagne gegen Aufklärer
Wer solche fundierte und detaillierte Aufklärungsarbeit gegen die US-Medienhetze leistet wie Manzaneda, wird selbstverständlich auch zur Zielschreibe der hasserfüllten Contras. Er wurde von Javier Larrondo, dem Vorsitzenden der in westlichen Regierungs- und Politikkreisen geschätzten antikubanischen NGO „Prisoners Defenders“, verklagt und aufgefordert, ihn zu sechs Jahren Gefängnis und einer Geldstrafe von 70.000 Euro zu verurteilen. Dem Journalisten wurde Verleumdung und Aufstachelung zum Hass vorgeworfen, weil er in einem Artikel die verleumderischen Aktivitäten von Larrondo gegen die Hilfsaktionen, die Kuba im Rahmen seines medizinischen Internationalismus in vielen Ländern tätigt, kritisiert hatte. Manzaneda wurde in beiden gerichtlichen Instanzen freigesprochen und Larrondo zur Zahlung der Gerichtskosten verurteilt.
Provokationen und Nadelstiche
Kürzlich haben verschiedene Medien in den USA erneut Gerüchte über eine angebliche Spionagekooperation zwischen China und Kuba verbreitet. Das Wall Street Journal eröffnete das Thema ausgehend von einem Bericht des Center for Strategic and International Studies (CSIS) in Washington. Und die staatlich finanzierte Voice of Americatitelte besonders forsch und als bewiesene Tatsache: „Satellitenbilder zeigen, dass China Spionagebasen in Kuba ausbaut“.
Auf den Satellitenbildern der US-Quelle (!), die von kubanischen Orten gemacht und kürzlich veröffentlicht wurden, sind Arbeiten zu sehen wie die Installation von Antennen, Radarschüsseln und anderer Ausrüstung. Einer der Standorte sei offenbar noch im Bau und liege unweit des US-Marinestützpunkts Guantánamo Bay Naval Base. Die Sprecherin des chinesischen Außenministeriums, Mao Ning, reagierte:
„Die angeblichen chinesischen Militärstützpunkte haben nie existiert und wurden auch nie von irgendjemandem gesehen.“
Die Erwähnung der US-Militärbasis Guantánamo Bay in den Berichten sei jedoch „ein klarer Beleg für mehr als ein Jahrhundert illegaler Besatzung durch die USA in Kuba. Die USA haben über 60 Jahre lang eine Blockade und Sanktionen gegen Kuba verhängt, die dem kubanischen Volk großes Unglück gebracht haben“, stellte sie fest. Der stellvertretende kubanische Außenminister Carlos Fernandez de Cossio schrieb: „Das Wall Street Journal startet erneut eine Einschüchterungskampagne in Bezug auf Kuba. Ohne eine überprüfbare Quelle zu nennen oder Beweise vorzulegen, versucht es, die Öffentlichkeit mit Geschichten über chinesische Militärbasen zu erschrecken, die nicht existieren und die niemand gesehen hat, auch nicht die US-Botschaft in Kuba.“ Vor einem Jahr gab es ähnliche Gerüchte der USA, die sich als haltlos herausstellten.
Ein weiterer Nadelstich der USA war beispielsweise der kürzliche „Besuch“ eines modernen Atom-U-Bootes der US-Marine in dem vom US-Militär seit Jahrzehnten besetzten kubanischen Territorium in Guantánamo im Südosten der kubanischen Hauptinsel. Man stelle sich vor, ein chinesisches Atom-U-Boot würde in die Bucht von San Francisco einlaufen…! Als etwas später fünf russische Marineschiffe in Havanna zu einem offiziellen Besuch ankamen, wurde in Washington ernsthaft darüber diskutiert, ob die USA dadurch bedroht werden würden. Das verdeutlicht zum wiederholten Male die extraordinäre Ignoranz und Arroganz der US-Eliten.
Im Bereich der Medienarbeit kommt es immer wieder zu interessanten Umdichtungen und zur mehr oder weniger geschickten Umkehrung der Realitäten. Im Folgenden werden drei Beispiele dafür beschrieben.
Vom Terroristen zum politischen Gefangenen
Wie die von den USA unterstützten Terroristen für die westliche Öffentlichkeit „umdefiniert“ werden, bewies kürzlich die in Madrid ansässige Contra-Organisation „Prisoners Defenders“, die sich vorgeblich für die Rechte politischer Oppositioneller in Kuba einsetzt. Der oben erwähnte Hauptbeschuldigte für Terrorpläne gegen Kuba, Ardenys García Álvarez, wird auf ihrer Homepage als „politischer Gefangener“ bezeichnet. Die NGO, die über gute Kontakte zu exilkubanischen Contras in Miami verfügt, arbeitet eng mit US-Diensten zusammen. In Spanien wird sie unter anderem von der rechten Volkspartei (Partido Popular) und der neofaschistischen Partei Vox unterstützt. Demgegenüber hatte die kubanische Tageszeitung Granma unterdessen darauf hingewiesen, dass Mitglieder der Gruppe „La Nueva Nación Cubana en Armas“ für Anschläge auf Büros, Zuckerrohrfelder und Tabakfabriken in der Provinz Pinar del Río sowie „aggressive Aktionen gegen Kindergärten, Schulen, Polikliniken und Einrichtungen des Stromversorgers Organización Básica Eléctrica vor allem in der Gemeinde San Miguel del Padrón in der Provinz Havanna“ verantwortlich seien.
Vom Täter zum Opfer und vom Opfer zum Täter
In seiner letzten Amtswoche als US-Präsident setzte Trump Kuba auf die von den USA unilateral definierte Liste der „Terror unterstützenden Staaten“ (State Sponsors of Terrorism – SSoT). Die Nennung in dieser Liste hat erhebliche negative Folgen für Kuba: Sämtliche Finanztransfers mit und aus dem Ausland werden von vielen Banken und Finanzdienstleistern abgelehnt und blockiert. Dank des US-beherrschten SWIFT-Systems sind die US-Behörden über unzählige internationale Finanztransfers informiert und können gezielt gegen solche mit Kuba verbundenen Transfers vorgehen, sich aufgrund ihrer Macht und ihrer Sanktionspotenziale anmaßen, den Sendern erhebliche Strafzahlungen abzuverlangen, die in einzelnen Fällen mehrere Milliarden Dollar betragen und die US-Einkünfte bereichern. Die sogenannte Begründung der US-Administration, ausgerechnet das für Frieden eintretende Kuba auf seine Terrorliste zu setzen, lautet, es habe kolumbianische FARC-Rebellen aufgenommen – diese jedoch hielten sich in Kuba auf, weil Kuba die Friedensverhandlungen zwischen der Regierung Kolumbiens und der FARC vermittelte. Und so inszenieren sich ausgerechnet die USA, deren Terroraktivitäten Tod und Zerstörung in zahlreiche Weltregionen hineintrugen, gewissermaßen als Opfer Kubas bzw. werfen Kuba Terrorunterstützung vor!
Von der Abwehr von feindlichen Angriffen zu Menschenrechtsverletzungen
Die unzähligen konkreten und nachgewiesenen Beispiele der Angriffe der USA gegen Kuba dürften logischerweise als reale und akute Bedrohung der nationalen Sicherheit Kubas gedeutet werden. Beweisen lässt sich dies ja auch durch Aussagen hochrangiger Politiker und Beamter der USA sowie durch die verschiedenen im US-Bundeshaushalt eingestellten Finanzmittel für subversive Aktivitäten und Projekte gegen Kuba. Bemerkenswert ist nun, dass die US-Regierung äußerst sensibel auf ihre eigene „national security“ achtet, dass sie jedoch sämtliche Schutz- und Abwehrmaßnahmen, die Kuba gegen die Angriffe der Supermacht, die für Dutzende militärischer und geheimer Interventionen und Umstürze bekannt ist, unternimmt, zu Menschenrechtsverletzungen umdichtet. Dieser geschickte Schachzug und dieses raffinierte Framing kommt zahlreichen westlichen Regierungen gelegen.
Hintergrund: die Angstkultur der USA
Hier kann ein tief verankerter Aspekt der allgemeinen und der politischen Kultur der USA erwähnt werden, und zwar eine tief sitzende und wirkungsvolle Angst, die in vergleichenden Studien belegt ist. Der US-Historiker Richard Neustaedter hat dies gar als tief verwurzelte „Paranoia“ der US-Politik bezeichnet. In Stellungnahmen anderer Forscher wird dies noch zugespitzt:
„Amerika ist zu einem von Ängsten besessenen Land geworden. Es fürchtet sich vor Terroristen und Schurkenstaaten, vor Muslimen und Mexikanern, vor ausländischen Unternehmen, vor dem Freihandel, vor Einwanderern und internationalen Organisationen. Das mächtigste Land der Erde fühlt sich als das Opfer von Gewalten, die sich seiner Kontrolle entziehen.“ (Fareed Zakaria, 2008)
Und Barry Glassner, Soziologie-Professor der University of Southern California, hat die Nutzung dieser Angst 1999 in seinem Bestseller „The Culture of Fear: Why Americans Are Afraid of the Wrong Things“ eindrucksvoll beschrieben. Demnach weist die Gesellschaft der USA ein sehr hohes Maß an Angst auf. Und er vertritt nun die These, dass reale Ängste (bzgl. sozialer Unsicherheit, Kriminalität, Drogen etc.) von Medien und Politik für eigene Zwecke benutzt, kanalisiert und verstärkt werden. Und auf dieser Basis habe sich die in den USA ohnehin vorhandene deutliche politische Polarisierung noch einmal verstärkt, was insbesondere der Erfolg der ultrakonservativen Tea-Party-Bewegung belegt. Und so wird u.a. der Antikommunismus, Angst vor Migranten und der UN etc. auch immer wieder gegen Kuba gezielt angebracht. Und gerade auch die Reden von Herrn Trump sind durchweg genährt von Angst und allumfassenden Bedrohungsgefühlen.
Allerdings hat der Publizist Sebastian Haffner in den 1960er-Jahren über die nachkriegsdeutsche Russenangst einen interessanten psychologischen Mechanismus beschrieben, der auf die USA angewendet schlimme Aussichten erwarten ließe: Jeder weiß, „dass Angstneurosen meist eine verdrängte Form von Selbstbestrafung sind … Die deutsche Russenangst ist ein gutes Beispiel. Objektiv ist sie unbegründet, aber tiefen-psychologisch ist sie nur zu begründet. Sie ist der unterbewusste Ersatz für verweigerte Reue. Nicht die Russen haben die Deutschen, die Deutschen haben die Russen überfallen. Weil sie dafür nicht mit Reue bezahlen wollen, bezahlen sie mit Angst … Es ist, als ob sie zur Strafe für ihre Untaten – und für ihre standhafte Weigerung, diese Untat zu bereuen – mit einem mythischen Fluch geschlagen wären: Sie sind seither dazu verurteilt, von den Russen ständig das zu erwarten, was sie selbst den Russen angetan haben.“
Angriff ist die beste Verteidigung
Bereits Allan W. Dulles, der Gründer der CIA, schrieb in seinem offenherzigen Buch über die Kunst des Geheimdienstes („The Art of Intelligence“) 1963 unter anderem, das wichtige Zielpublikum ihrer Aktivitäten sei die Jugend, die „wir korrumpieren, demoralisieren und pervertieren werden“, und dass „das Endziel der planetarischen Strategie darin besteht, im Reich der Ideen die Alternativen zu unserer Vorherrschaft zu besiegen, indem wir uns kollektive Vorstellungskraft aneignen und erlösende und freiheitliche Utopien rekolonisieren.“ Seine Nachfolger in den USA folgen diesem Diktum vor allem gegen Kuba weiterhin. So wurde im Jahr 2014 von der Nachrichtenagentur Associated Press (AP) berichtet, dass Creative Associates, bezahlt von der U.S. Agency for International Development (USAID), einen geheimen kubanischen Twitter-Feed erstellt hatte mit dem Namen „ZunZuneo“. Er war nur die Spitze eines Eisbergs von Projekten, die mit 5,3 Millionen Dollar finanziert worden waren. Das waren Versuche, junge Menschen und Mitglieder der sogenannten kubanischen Gegenkultur unerkannt zu rekrutieren. „Reisende“ und „Berater“ aus mindestens zehn Ländern nahmen an dem Programm teil. Projekte und Personen wurden durch Codes identifiziert. USAID schickte Nachschub per diplomatischen Kurieren und stimmte sich eng mit dem US-Botschaftspersonal in Havanna ab.
Nun scheint es so, dass die US-Geheimdienste und die mitwirkenden NGOs sich auch neusten Manipulationstechniken bedienen, wie vor allem „cognitive warfare“. Die NATO definiert dieses Konzept sehr klar:
„Die zunehmende Verbreitung sozialer Medien, sozialer Netzwerke, sozialer Nachrichtenübermittlung und mobiler Gerätetechnologien ermöglicht nun einen neuen Bereich: die kognitive Kriegsführung. Bei der kognitiven Kriegsführung wird der menschliche Geist zum Schlachtfeld. Ziel ist es, nicht nur zu ändern, was die Menschen denken, sondern auch, wie sie denken und handeln. Wenn sie erfolgreich geführt wird, formt und beeinflusst sie die Überzeugungen und Verhaltensweisen des Einzelnen und der Gruppe, um die taktischen oder strategischen Ziele des Angreifers zu begünstigen. (…) Sie versucht, Zweifel zu säen, widersprüchliche Erzählungen zu verbreiten, Meinungen zu polarisieren, Gruppen zu radikalisieren und sie zu Handlungen zu motivieren, die eine ansonsten zusammenhaltende Gesellschaft stören oder zersplittern können. Und die weit verbreitete Nutzung sozialer Medien und intelligenter Geräte in den Mitgliedsländern des Bündnisses kann sie für diese Art von Angriffen besonders anfällig machen.“
Schon Edward Snowden, Julian Assange, Chelsea Manning und die Twitter-Files offenbarten, welche Manipulations- und Subversionstechniken die US-Dienste in Kollaboration mit Kommunikationskonzernen nutzen.
Zerstörung von Alternativen
Der Sinn und das Ziel all dieser – und weiterer – Maßnahmen der USA besteht darin, die schwierige sozialistische Entwicklung in Kuba zu stören, zu blockieren, um eine mögliche Alternative zum American Way of Life zu vernichten, wie die US-Eliten und ihre Dienste es sowohl im eigenen Land wie auch in zahlreichen anderen Weltregionen praktiziert haben und weiter praktizieren. Diese feindselige Haltung ist seit Gründung des revolutionären Kuba 1959 maßgeblich, und sie ist dokumentiert. So proklamiert Lester Mallory, Deputy Assistant Secretary of State for Inter-American Affairs, bereits im Jahr 1960: „Jedes mögliche Mittel sollte unverzüglich ergriffen werden, um das Wirtschaftsleben Kubas zu schwächen … (durch) Verweigerung von Geld und Lieferungen an Kuba, um die Geld- und Reallöhne zu senken, um Hunger, Verzweiflung und den Sturz der Regierung herbeizuführen.“
Bis zum heutigen Tage, und nun selbstverständlich mit den modernsten Technologien und geheimdienstlichen Mitteln (inkl. SWIFT-System), werden Maßnahmen durchgeführt und Versuche unternommen, Kuba von allen relevanten Einnahmequellen insbesondere für Devisen abzuschneiden, es ökonomisch und politisch zu isolieren. Die heutige wirtschaftliche und Versorgungslage in Kuba ist tatsächlich sehr schlecht, und dafür sind die Blockade und unilateralen Zwangsmaßnahmen sowie die andauernde Subversion und die destruktiven Medienkampagnen die wesentliche Ursache.
Diesbezüglich gibt es ein eklatantes Versagen der westlichen Medien, die fast unisono all die oben erwähnten Fakten ignorieren und zu unterdrücken versuchen. Systemalternativen werden verschwiegen oder dämonisiert.
Open End: Showdown oder Happy End?
Die eingangs zitierte feindselige Haltung einflussreicher Kräfte in den USA, insbesondere im Foreign Establishment, gegenüber Kuba ist auch weiterhin aktuell. Sie ist einerseits geradezu eine psychopathologische Obsession, andererseits aber gnadenloses geostrategisches, imperialistisches Kalkül. Die Aktualität dieser imperialen Strategie hat Philip Levine, früherer Bürgermeister von Miami Beach, in einem Zeitungsbeitrag 2022 klar zum Ausdruck gebracht:
„Amerika muss Demokratie, Kapitalismus und Menschenrechte nach Kuba bringen. (…) Heute gibt es für die Biden-Administration nur noch einen einzigen sinnvollen politischen Standpunkt: Eine kapitalistische Invasion der kubanischen Insel zu starten. Es ist keine harte Gewalt erforderlich. Sie kann dies tun, indem sie unsere kapitalistische Marine einsetzt, wie Royal Caribbean, Carnival und Norwegian Cruise Line; unsere kapitalistische Armee wie Hilton, Apple und Starbucks; und unsere kapitalistische Luftwaffe, einschließlich American Airlines, Delta und Jet Blue.“
Von Amtsinhaber Joe Biden ist, sollte er noch Kandidat der Demokraten bleiben und im November wiedergewählt werden, in Sachen zivilisiertere Kubapolitik nach dem Muster von Barack Obama kaum etwas zu erwarten. Und noch schlimmer, ja katastrophal könnte die Kubapolitik Donald Trumps und seines Vizekandidaten Vance aussehen. Er hat in einer Wahlveranstaltung behauptet, wenn er Präsident werde, würde „Kuba bald anders aussehen“. Und nicht zu unterschätzen ist seine Nähe zu den 17.000 in den USA verstreuten Milizionären und deren rücksichtslose Unterstützung.
Private Gläubiger wie BlackRock und Co. haben sich mit der Ukraine auf einen Schuldenschnitt geeinigt. Alte Staatsanleihen im Nennwert von rund 20 Milliarden US-Dollar, für die im August Zinszahlungen fällig gewesen wären, werden nun in neue Papiere umgewandelt, die nicht vor 2027 bedient werden müssen. Dafür nehmen sie offiziell einen Verlust von 37 Prozent in Kauf. Was sich wie ein schlechtes Geschäft anhört, ist jedoch eine Wette auf die Zukunft mit Potential. Sobald der Krieg vorbei ist, beginnt der große Wiederaufbau und da wollen die Finanzkonzerne natürlich dabei sein, zumal dann die G7-Staaten, darunter Deutschland, indirekt als Bürgen für neue Schulden der Ukraine einspringen. Die Zeche zahlt am Ende der Steuerzahler, die Gewinne fließen an die Finanzkonzerne im Westen und die Ukraine wird ihre ersehnte „Freiheit“ gegen eine Schuldknechtschaft eintauschen. Von Jens Berger.
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Um was geht es? Am Vorabend des Einmarsches russischer Truppen stand die Ukraine finanzpolitisch erstaunlich gut da. Ende 2021 betrugen die Auslandsschulden 47,7 Milliarden US-Dollar – was rund 49 Prozent des damaligen Bruttoinlandsproduktes entsprach. Zur Bedienung der Zinslast musste der ukrainische Staat rund ein Prozent des BIPs aufbringen. Das entspricht ungefähr den deutschen Zahlen in diesem Jahr, wobei man aber bedenken muss, dass 2021 die Zinsen deutlich niedriger waren. Von den 47,7 Milliarden US-Dollar Auslandsschulden der Ukraine waren rund 20 Milliarden in 13 unterschiedlichen in Euro und US-Dollar laufenden Staatsanleihen gebündelt, die von privaten Gläubigern gehalten werden. Dies sind natürlich keine Kleinsparer, sondern die großen Finanzkonzerne, darunter ganz vorne der US-Konzern BlackRock, der zur Allianz gehörende US-Konzern Pimco und die französische Amundi. Nach dem Einmarsch russischer Truppen verhängte die Ukraine in Absprache mit diesen Konzernen ein zweijähriges Schuldenmoratorium. Dieses Moratorium läuft im August aus und bis zuletzt verhandelte man gemeinsam über eine Lösung.
Technisch gesehen ist die Ukraine eigentlich zahlungsunfähig. Kriege kosten nun mal sehr viel Geld. Für das laufende Jahr weist der ukrainische Haushalt ein Loch in Höhe von 37 Milliarden US-Dollar aus. Zwar fließen reichlich Gelder aus der EU und den USA in das Land, doch diese Gelder sind meist zweckgebunden für den Kauf von Waffen aus ebendiesen Ländern, werden also technisch gesehen nur durch die Ukraine durchgeschleift und landen am Ende bei den Rüstungskonzernen des Westens.
Als erste Maßnahme strukturierte der IWF zusammen mit der Ukraine deren IWF-Schulden um. Die Ukraine bekam vom IWF weitere 5,4 Milliarden US-Dollar Kredit – es ist übrigens ein Novum, dass der IWF einem kriegsführenden Land einen Kredit gibt –, die zusammen mit den bestehenden Schulden in Höhe von 10,2 Milliarden US-Dollar zu einem neuen 15,6-Milliarden-US-Dollar-Kredit umgeformt wurden. Doch Kredite des IWF sind bekanntlich stets an strenge Auflagen gebunden. Unter anderem verpflichtete sich die Ukraine, ab 2028 eine Staatsschuldenquote von 82 Prozent einzuhalten und die üblichen neoliberalen „Reformen“ durchzuführen. Sobald der Krieg vorbei ist, steht die Ukraine also unter Kuratel des IWF. So viel zum Thema Freiheit. Für den laufenden Haushalt konnten so 900 Millionen US-Dollar Zinsen für die Altkredite an den IWF eingespart werden und 5,4 Milliarden US-Dollar frische Kredite kamen hinzu. Aus den 37 Milliarden US-Dollar Defizit im laufenden Haushalt wurden so 30,7 Milliarden US-Dollar – immer noch eine kaum zu stemmende Summe.
Von den westlichen Staaten, die den Krieg finanzieren, ist bei diesem Problem im laufenden Jahr zunächst wenig zu erwarten. Die direkten Schulden der Ukraine bei diesen Staaten wurden ohnehin bereits 2022 eingefroren, eine Rückzahlung – so sie denn stattfindet – ist nicht vor 2027 vorgesehen. Ein denkbarer Schuldenerlass hätte daher keine Auswirkungen auf die aktuelle Finanzplanung und neue Kredite zur Haushaltssanierung will der Westen auch (noch) nicht vergeben – dafür hat man sich ja ein besonderes Instrument ausgedacht, zu dem wir später kommen.
Bleiben also die privaten Kredite. Hier wurde bereits im Frühjahr hart mit den Gläubigern verhandelt. Die wollten Abschreibungen in Höhe von 20 Prozent akzeptieren, die Ukraine forderte 60 Prozent. Wäre man zu keiner Einigung gekommen, würde dies einen technischen Staatsbankrott bedeuten, der dazu führt, dass es für die Ukraine – und für ukrainische Unternehmen – in den nächsten Jahren sehr schwer wäre, überhaupt noch Geld von privaten Finanzunternehmen zu bekommen. Also einigte man sich. Offiziell verzichten die Gläubiger nun auf 37 Prozent ihrer Forderungen. Doch das ist nicht alles. Die alten Papiere werden nun in zwei neue Papiere überführt. Einen Bond A, auf den ab 2025 Zinsen in Höhe von 1,75 Prozent anfallen, die ab 2029 auf 7,75 Prozent steigen. Und einen Bond B, dessen Zinsen ab 2028 an die BIP-Entwicklung der Ukraine gekoppelt sind. Was sich auf dem Papier ja vergleichsweise gut anhört, ist eine Wette auf die Zukunft, da beide Papiere natürlich wertlos sind, wenn die Ukraine in Zukunft zahlungsunfähig ist.
Es ist aber alles andere als überraschend, dass BlackRock und Co. sich auf diesen Deal eingelassen haben. Ihnen winkt nämlich ein besonderer Deal, den die G7-Staatschefs vor einigen Wochen vorbereitet haben. Sie erinnern sich? Angeblich sollen ja die Zinsen, die auf die eingefrorenen russischen Auslandsguthaben anfallen, bereits im nächsten Jahr der Ukraine zu einem 50-Milliarden-Dollar-Kredit verhelfen. Das ist natürlich Unsinn. Die Kreditsumme stammt nicht aus dem russischen Staatsvermögen oder den Zinsen, die darauf angefallen sind, sondern wird von privaten Gläubigern gestellt – also BlackRock und Co. Die Zinsen auf das russische Auslandsguthaben sollen lediglich als Sicherheit für die Rückzahlung dieses Kredites dienen. Doch auch das ist PR. Da die Verwendung der eingefrorenen Gelder rechtlich heikel ist, werden wohl am Ende die G7-Staaten selbst die Sicherheiten stellen müssen.
Die Wette sieht also letztlich so aus: Die neuen, umgeschuldeten Papiere werden künftig mit frischen Schulden aus den ab nächstem Jahr fließenden G7-Krediten bedient werden. Linke Tasche, rechte Tasche. BlackRock und Co. vergeben also frische Kredite, um die Zinsen aus den alten Krediten samt Tilgung zu kassieren. Auch hier: linke Tasche, rechte Tasche. Was sich freilich ändert: Aus unbesicherten Krediten werden besicherte Kredite – offiziell durch die Zinsen der russischen Auslandsguthaben, inoffiziell durch die Steuergelder der G7-Staaten.
Die klaren Gewinner des Deals sind die Finanzkonzerne. Sie sind nun im Besitz gut verzinster Anleihen, die erstklassig abgesichert sind, und als Bonbon haben sie noch die Papiere, deren Zinsen an die BIP-Entwicklung gekoppelt sind – ein Land, das mit Unsummen frischer Gelder wiederaufgebaut wird, wird sicher auch ein hohes BIP-Wachstum verzeichnen können. Was sind schon die 37 Prozent Abschreibungen auf Altpapiere, die streng genommen eigentlich völlig wertlos sind, da die Ukraine sie ohne finanzielle bzw. regulatorische Hilfe der G7-Staaten niemals bedienen könnte?
Verlierer des Deals sind die Steuerzahler der G7-Staaten. Wenn kein Wunder geschieht, werden die G7-Staaten die lukrativen Renditen der Finanzkonzerne, die aus dieser Umstrukturierung entstehen, bezahlen müssen. Die Kosten dafür werden die Steuerzahler dieser Länder tragen müssen.
Verlierer des Deals sind aber auch die Ukrainer. Die Ukraine ist nur Durchlaufstation für eine makabre Umverteilung von G7-Steuergeldern in die Kassen der Finanzkonzerne. Erst wird ihr Land zerbombt, dann wird es wieder neu aufgebaut. Der ehemals finanzpolitisch durchaus solide Staat wird zu einem massiv überschuldeten Staat, der unter Kuratel des IWF steht und dessen neoliberale Reformen umsetzen muss. Aber so sind sie wohl, die Werte des Westens, die in der Ukraine verteidigt werden.
Apropos Ukraine. Wenn Sie, lieber Leser, aufmerksam mitgerechnet haben, wird Ihnen nicht entgangen sein, dass das eingangs genannte 37-Milliarden-Loch im ukrainischen Haushalt ja immer noch da ist – dank IWF-Umschuldung ist es zunächst auf 30 Milliarden US-Dollar geschrumpft und die nun erreichte Umschuldung mit den privaten Gläubigern wird schätzungsweise rund fünf Milliarden US-Dollar Einsparung im diesjährigen Haushalt bringen. Bleiben immer noch 25 Milliarden US-Dollar, die im diesjährigen Haushalt fehlen. Die G7-Kredite fließen frühestens im nächsten Jahr. Die Hälfte des Defizits will die Ukraine durch Steuererhöhungen ausgleichen – wobei völlig unklar ist, ob diese Zahl überhaupt realistisch ist. Wo die immer noch fehlenden mindestens 12,5 Milliarden US-Dollar für das laufende Jahr herkommen sollen, ist völlig offen. Mal schauen, wann Wolodymyr Selenskyj demnächst seinen lieben Freund Olaf besucht. Denn eins ist klar: Ohne frische Gelder aus dem Westen sind die Kriegskosten der Ukraine nicht mehr lange bezahlbar. Und noch sprechen wir ja nur über das laufende Jahr. Sollte der Krieg noch länger dauern, müsste im nächsten Jahr das nächste Finanzloch gestopft werden – und das wird immer größer.